Spagna: attivisti della campagna BDS rischiano quattro anni di carcere

Questa settimana il “Birmingham Civil Rights Institute” dell’Alabama ha revocato il premio “Fred Shuttlesworth” per i diritti umani alla storica attivista e docente universitaria Angela Davis, “colpevole” di sostenere con troppa veemenza i diritti del popolo palestinese. Dietro la decisione, in particolare, le proteste del “Centro per la conoscenza dell’Olocausto” della città statunitense nei confronti dell’ex prigioniera politica schierata a favore del BDS nei confronti di Israele.

Intanto, dall’altra parte dell’Atlantico, nello Stato Spagnolo, varie persone rischiano una condanna a quattro anni di reclusione per aver difeso i diritti del popolo palestinese. Tra queste ci sono Jorge Ramos Tolosa, professore di Storia Contemporanea all’Università di Valencia, Irene Esteban, militante femminista, e Imma Milàn, docente della scuola secondaria.

Nel 2015 i tre attivisti per i diritti umani hanno condotto insieme ad altri una campagna tesa a ottenere dal festival reggae Rototom Sunsplash di Benicàssim la cancellazione del concerto di Matisyahu (Matthew Paul Miller), un cantante statunitense filoisraeliano e seguace di gruppi ebraici fondamentalisti. L’artista è noto per aver collaborato alla raccolta di fondi per l’esercito israeliano insieme all’associazione degli Amici delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), per l’Aipac, la potente lobby filoisraeliana attiva negli Stati Uniti, e per StandWithUs, un gruppo di propaganda antipalestinese legato a Tel Aviv. Non solo: Matisyahu ha collezionato un consistente numero di esplicite prese di posizione, come quando ha negato l’esistenza storica e l’identità del popolo palestinese o ha giustificato la strage compiuta dalle teste di cuoio israeliane tra i partecipanti alla Freedom Flotilla nel 2010, un convoglio internazionale di solidarietà che tentava di portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza assediata da Tel Aviv.

Per questo i tre valenzani Jorge Ramos, Irene Esteban e Imma Milán insieme ad altri attivisti valenzani e catalani chiesero al Rototom, in coerenza con i valori di libertà e il rispetto dei diritti umani che almeno teoricamente il festival difende, di rinunciare a far suonare un cantante così fortemente schierato a favore delle politiche coloniali e militariste di Israele. “La ripetuta difesa di Miller dei crimini di guerra israeliani e le gravi violazioni dei diritti umani, l’incitamento all’odio razziale e le connessioni con gruppi estremisti e violenti fondamentalisti in Israele sono in diretta contraddizione con diritti umani e principi di pace e spirito di questo festival” scrivevano i coordinatori della campagna BDS agli organizzatori del festival.

La campagna di pressione si svolse per lo più sui social network, riuscì a sollevare la questione ma non a convincere gli organizzatori del festival ad annullare la prevista esibizione di Matisyahu. Non ci fu altro: nessuna contestazione fisica o verbale, solo slogan e petizioni sui social network e su alcuni siti locali.

Eppure ora gli attivisti rischiano una pena di quattro anni di reclusione e l’inabilitazione dai pubblici uffici che potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla propria vita lavorativa. Ramos, Esteban e Milàn sono infatti stati denunciati per i reati di minacce, incitamento all’odio e violenza privata e lunedì dovranno recarsi al tribunale di Valencia per dichiarare davanti al giudice insieme ad altri cinque imputati nello stesso procedimento giudiziario, partito nel 2017 e frutto della denuncia presentata dall’avvocato Abel Isaac de Bedoya Piquer, presidente del “Comitato Legale contro l’Antisemitismo e la Discriminazione”.

“Il processo nei nostri confronti e la possibile condanna a quattro anni di reclusione – denunciano gli attivisti processati, che ovviamente si appellano alla libertà di espressione – mira a zittire il dibattito generato dal movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni a Israele e a criminalizzare le sue campagne. Nulla a che vedere con l’antisemistismo”.

Omar Barghouti, attivista palestinese per i diritti umani e cofondatore del movimento BDS, ha definito le accuse “intimidazione legale”. “Israele e i suoi gruppi di pressione stanno facendo gli straordinari per reprimere legalmente la libertà di parola relativa ai diritti palestinesi” ha scritto Barghouti in un messaggio di solidarietà con gli imputati.

Fonte : Investig’Action