Nurit Peled: Israele è la continuazione del colonialismo europeo

Nurit Peled-Elhanan docente, attivista, insegna all’università di Gerusalemme, ha scritto diversi libri tra cui un analisi dei libri di testo israeliani usati nelle scuole dove rivela il razzismo e la denigrazione “dell’arabo”. E’ stata tra le fondatrici del Parent’s Circle associazione di parenti palestinesi e israeliani che hanno avuto vittime. Sua figlia di 13 anni è stata uccisa in un attentato kamikaze compiuto a Gerusalemme. Nurit  ha accusato il governo israeliano della sua morte. Recentemente ha contribuito alla creazione del Tribunale Russell per la Palestina. Nurit Peled è stata intervistata il 9 agosto 2014 da Anna Ferdinandsson. Questo suo intervento è stato pubblicato da Publico.es l’11 agosto 2014

D. Lei ha perduto la figlia di 14 anni in un attentato suicida rivendicato da Hamas. Ma lei ne incolpò il Governo israeliano, a causa dell’imposizione della politica di occupazione.Alcune organizzazioni palestinesi definiscono la situazione attuale come un “Nakba in corso”, opponendola alla Nakba (catastrofe) del 1948, che in realtà non è mai finita. Come giustificano gli israeliani il proprio comportamento, a 66 anni dalla nascita del proprio Stato?

R. La giustificano senza sosta, dicendo che stanno impedendo un male maggiore. Secondo loro è meglio far questo che soffrire dopo. Non è qualcosa tipico solo di Israele, ma avviene in tutti i paesi. Opprimere l’altro è sempre un male minore. Il loro pensiero si può riassumere così: E’ deplorevole che siano morte persone, ma non avevamo scelta”.

D. Si tratta di qualche tipo di visione teologica?

R. No, per niente. E’ completamente politica. La sentiamo in continuazione. Qui in Israele e dappertutto: in Occidente, negli Stati Uniti….E’ triste, ma è così. “Dobbiamo farlo per proteggerci” questo è il motivo che abitualmente suonano…

D. Nell’ area di Betlemme, si parla della aggressività dei coloni verso i palestinesi…

R. E’ una disumanizzazione completa. Gli israeliani, e specialmente i coloni, tratterebbero nello stesso modo chiunque non fosse ebreo come loro.

D. D’altra parte uscendo da Gerusalemme, a vedere queste belle colline, non si può evitare di constatare che c’è molta terra disponibile in Israele. E allora perché andare a vivere in queste colonie?

R. Perché l’acqua, le grandi riserve per tutta la regione, si trovano lì. E vogliono più terra perché vogliono più potere, vogliono ottenere il controllo. Però non è solo una questione di terra perché ce l’hanno, però non sono interessati a sviluppare niente qui. La povertà all’interno di Israele è terribile, e nessuno se ne occupa. E di fatto rappresenta un incentivo perché la gente vada nelle colonie. Perché lì non pagano niente, hanno tutto gratis: trasporti, educazione, affari, e tutto senza tasse. E’ un paradiso per loro, un vero stato del benessere. Ottengono tutto, e con la miglior qualità, nonostante non producano niente.

D. Quale è la situazione della sinistra in Israele?

R. Non resta granché di questa sinistra…ma le persone si danno da fare, ci sono molte organizzazioni private che lavorano a fondo, come Bet’selem, Breaking the Silence, Machsom Wwatch, Women’s Coalition, Yesh Din, Rabinos por los Derechos Humanos… pero sono tutte private, cioè non sono patrocinate dallo Stato, in sostanza sono le stesse persone. Non ci sono forze politiche ad eccezione di un partito. Non è qualcosa che serve per avere voti. La situazione in Israele non è molto buona, l’economia è un disastro. La povertà è terribile e c’è molta disoccupazione, ma le persone non stabiliscono una connessione. Nessuno lo mette in relazione con la occupazione e le colonie.

D. Crede che non ci siano molti israeliani coscienti della situazione?

R. La maggioranza non sono affatto coscienti. La maggioranza della gente del pianeta non vuol sapere niente che si tratti di Israele o di Svezia. I libri di testo in Svezia, per esempio, riproducono la narrativa sionista, e lo stesso avviene nel resto del mondo.

D. Commenti, per favore, questa frase di Hanan Asharawi, membro del consiglio legislativo palestinese: “Siamo l’unico popolo sul pianeta a cui si chiede di garantire la sicurezza del suo occupante, mentre Israele è l’unico paese che chiama a difendersi dalle sue vittime”

R. E’ la tipica inversione di ruoli, sempre è così: in Corea, in Turchia, sempre si segue lo stesso padrone. Gli americani vogliono salvare se stessi, ma da chi? Dall’Afganistan all’Iraq è la stessa storia. Devono presentare le cose così, con lo scopo di ottenere più soldi, munizioni, che la gente si unisca all’Esercito, che siano motivati. Non credo che sia qualcosa di tipico di Israele. Ricordiamoci che i tedeschi avevano paura degli ebrei. Questa propaganda non ha niente di originale.

D. Sono anni che circolano informazioni sui libri di testo scolastici palestinesi nei quali sembra che vengano demonizzati gli ebrei. Ma se li si guarda da vicino ci si rende conto da dove provengono, da un centro, con sede in una colonia, Efrat, che si chiama il “Centro di vigilanza sull’impatto della Pace”….

R. E’ orribile, orribile. Questi studi sono stati presentati al Congresso degli Stati Uniti. Ottennero mezzo milione di dollari ciascuno e Hillary Clinton assunse il direttore di questa organizzazione come consigliere personale. Sono fascisti e inoltre non hanno niente di accademico, non si dedicano per niente alla ricerca. In Francia questa persona il profesor Yohanan Manor, viene ricevuto dappertutto. Raccontano stupidaggini. In realtà i palestinesi, anche se lo volessero, non potrebbero affermare quelle cose. Sono controllati e vigilati, censurati dal Parlamento Europeo, dal Ministero dell’educazione israeliano, dall’esercito israeliano, dalla Danimarca, dalla Banca Mondiale che da i soldi, dal Giappone…, i palestinesi non potrebbero farlo, anche se volessero essere offensivi o razzisti. E’ una bugia, perché né si permette loro di scrivere sulla propria nazione, la propria nakba, la propria cultura, e neanche si permette loro di scrivere su di sé in questi libri.

D. Però la maggior parte delle persone sono vulnerabili rispetto a quel tipo di discorso e in particolare nei paesi occidentali. Proprio per questa inversione di ruoli non sanno quale è la verità sulla Palestina. E questi “studi” fatti nelle colonie in sostanza dicono che i palestinesi insegnano ai propri figli ad odiare gli ebrei…

R. Quando uno vive nel campo profughi di Aida, non ha bisogno di insegnare niente. In tutti i modi non è certo perché è impossibile. I palestinesi non possono, mentre i libri di testo israeliani si che lo fanno. I libri di testo palestinesi sono limitati, censurati…E’ interessante quello di cui vi si parla, perché gli israeliani non sono neanche visti come nemici. I nemici sono i britannici, l’Europa, perché cominciarono il colonialismo e Israele per loro è molto marginale, non è più che la continuazione del colonialismo europeo. Non presentano Israele come la “grande forza” in assoluto. E’ l’Europa. Questo insegnano: “Offrirono una terra che non gli apparteneva a gente a cui non spettava, e la presero alla Palestina”

D.Come è stato accolto il suo libro, sui libri di testo israeliani all’interno della società israeliana?

R. Gli israeliani non lo hanno letto. Fuori ha avuto critiche eccellenti, qui forse una, ma non c’è il minimo impatto, non ci sono accademici che lo prendano in considerazione, al contrario. I miei colleghi non sono interessati in assoluto. Di fatto fanno il possibile per proibire il libro e me stessa.

D. Che pensa della onnipresenza del discorso religioso in Israele?

R. E’ una manipolazione. E’ sempre stato così. I tedeschi anche lo hanno fatto. E in particolare gli spagnoli. L’uso della religione si spiega per la sua enorme forza di persuasione, dato che si può usare la religione per qualsiasi cosa, per giustificare il meglio e il peggio. Non è niente di originale, però il sionismo lo ha appreso molto bene dai suoi predecessori.

D. Sembra che i politici e i grandi mezzi di informazione tendano a presentare ogni conflitto in medio oriente da un punto di vista religioso, e che questo serve per consolidare le loro agende e la idea dello “scontro di civiltà”….

R. Sí, perché esso serve per reclutare il popolo ebreo di tutto il mondo dicendo che l’insieme delle nazioni arabe gli sta contro. E non è vero, perché nel mondo arabo gli ebrei vivevano molto bene insieme ai musulmani. Ma tutto questo è politico, è tutto una manipolazione. Succede in Iran, in Arabia Saudita, in India, in Pakistan, in Malesia, o in qualsiasi posto tu vada. Che si tratti dell’islam, del cristianesimo, del giudaismo, si ripete la stessa storia. E’ un’arma eccellente, molto efficace.

D. E’ sempre stato così in Israele, o prima era una società più laica?

R. Era più laica. La vita è dura, e la gente si rivolge alla religione, in tutto il mondo. Quando la vita è dura, che possono fare? La religione è un rifugio ottimo di fronte ai problemi.

D. D’altra parte, storicamente, c’è anche stato un uso diverso della religione. Specialmente con la teologia della liberazione in America Latina, dove i preti non si sono conformati agli aspetti rituali della Chiesa, come la messa, ma volevano recuperare il messaggio originale di difesa dei poveri, anche con la lotta armata.

R. Qui abbiamo una organizzazione, Rabbini per i diritti umani, che sono i migliori. Nella religione si può trovare tutto, è uno strumento, qualcosa che può pulire qualsiasi altra cosa. La laicità di per sé non ha dimostrato granché, non si è mai affermata davvero. Neanche in Russia: tutti sono andati in Chiesa il giorno dopo la caduta della Unione Sovietica. La religione è la forza e i politici la usano, naturalmente. Usano tutto quel che vogliono. Però quello che abbiamo non è un conflitto religioso, e neanche un conflitto, non ci sono due parti uguali. E’ una occupazione che continua in eterno. Non c’è un vero conflitto qui. C’è la Nakba, un sociocidio, un etnocidio, si può chiamare come si vuole, però non è un conflitto.

D. Lo stato di Israele ha discusso di fare una legge per reclutare le persone religiose ultraortodossi, nell’esercito, e ha fatto anche qualcosa di analogo per reclutare palestinesi cristiani di Israele. Ci sono queste due iniziative contemporanee che sembrano una reazione al gesto della Autorità palestinese di eliminare il riferimento alla religione dai documenti di identità.

R. Non lo otterranno, con gli ultraortodossi non si può mai vincere. E’ ancora una volta una manipolazione politica, dovuta al fatto che alcuni si scandalizzano perché non fanno il servizio militare. E allora? Neanche lavorano né pagano tasse…

D. Ci sono molti ultra ortodossi?

R. No. Tutte insieme le persone religiose saranno un 30%, di cui forse gli ultraortodossi il 5%. Non è un gran problema, ma vogliono usare questo tema per segnare un punto: “tutti sono uguali in diritti e doveri”. Bene, però le persone religiose non si lasciano ingannare. Per loro lo Stato di Israele è tanto male quanto qualsiasi altro regime, o addirittura peggiore, dato che è ebraico. Per loro qualsiasi tipo di Stato è un crimine; qui bisogna aspettare il messia, non si può avere uno stato laico. In tutti i modi, che si tratti di uno dominato da romani, greci, britannici o sionisti, per loro fa lo stesso, si oppongono al regime in tutti i casi.

D.E quindi in realtà sono abbastanza antisistema…..

R. Sí, naturalmente, sono completamente antisionisti. Hanno certi motti: “essere sionista non è uguale a essere ebreo”; “un ebreo non è sionista”…ecc.; non sentono nessun legame con la gente di qui, solo prendono quello che possono, si dedicano a sfruttare questo regime. Per quanto li riguarda, possiamo tutti andare all’inferno domani stesso. E’ per questo che nessuno li può vincere. Non andranno nell’esercito. Non vi preoccupate. Alcuni sono andati e tornati molto crudeli. Per questo li prendono, perché sono terribilmente crudeli, perché per loro un arabo è un animale, un sacrilegio, dovrebbe essere morto. E’ molto facile utilizzarli per qualsiasi cosa, come i coloni.

D. Può spiegarci qual’è l’approccio prevalente degli israeliani all’antisemitismo? Come trattano questo tema? E’ una sensazione strana, ma sembra come se l’aumento in Europa dell’antisemitismo in un futuro vicino, fosse finalmente qualcosa di buono per Israele.

R. Certo. Per loro è qualcosa di molto buono. E lo propagano, lo amplificano enormemente, fino all’estremo. In sostanza “Tutto quello che non è ebreo è antisemita. Per questo non applichiamo le decisioni internazionali e il diritto internazionale, perché sono state create da non ebrei che erano antisemiti”. Non gli importa niente del diritto internazionale.

D. E’ un poco strano vedere Bernard Henry-Lévy che appoggia i manifestanti di estrema destra in Ucraina presentandoli come lottatori per la libertà, come in Libia….

R. Sono molto razzisti, molto antisemiti, anche Israele coopera con ogni tipo di organizzazione fascista…

D. E’ anche interessante considerare quali sono state le relazioni tra Israele e Sudafrica

R. Sí, chiaro. Israele dette l’appoggio all’apartheid, completamente. Ha dato il suo appoggio a tutti i regimi tirannici in Sudáfrica, Sudamérica, Asia, África… [Il dittatore ugandese] Idi Amin è stato qui per imparare metodi di tortura e gli è stato dato tutto quello che voleva. Anche lo Scià dell’Iran ha fatto per Israele tutto quello che poteva…. Non hanno mai difeso i diritti umani, anche in Sud America hanno appoggiato i tiranni.

D. Purtroppo ci sono molti Stati così, non solo Israele. Fondamentalmente sono interessati a vendere armi….

R. Sí, certo. Inghilterra e Stati Uniti sempre assassinano i buoni. Anche in Iraq.

D. Alcuni dirigenti locali della strategia della resistenza non violenta, affermano che attraverso la non violenza l’esercito israeliano, con tutto il suo macchinario armato, è incapace di vincerli.

R. I palestinesi sono molto speranzosi, sono ottimisti, sono positivi, resistono nonostante tutto. Però l’Esercito continua ad opprimerli: arrestano i bambini perché tirano pietre

D. E che può fare la comunità internazionale?

R. Prima di tutto, il BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni). Non permettete che i politici o militari israeliani vengano nei vostri paesi. Non fate suonare gli artisti né giocare al calcio i calciatori. Non comprate prodotti israeliani. Tutte queste cose fanno molta paura ad Israele.

da http://palestinaculturaliberta.wordpress.com/2014/11/24/gaza-palestina-israele-e-il-mondo/