La lista di Asia e il calice rotto contro Weinstein

 

L’attrice italiana Asia Argento ha pubblicato una lista di 93 donne che hanno sofferto violenze sessuali da parte del produttore nordamericano Harvey Weinstein.

 

…es que quiero, con el filo de esta copa, borrar la huella de un beso traicionero que me dio.

«La copa rota»

 

É arrivato il momento di parlare del caso Weinstein. All’inizio di ottobre i giornali americani The New York Times e The New Yorker pubblicarono decine di testimonianze di donne che confermarono essere state vittime di molestie sessuali, abusi e stupro da parte del produttore americano Harvey Weinstein. La notizia ha causato un movimento internazionale di indignazione. Nelle reti sociali sono state create delle campagne di solidarietà, e hastag come #YoTambién, #MeToo o #balancetonporc sono diventati virali; questi rappresentano tanto la solidarietà che migliaia di donne in tutto il mondo hanno voluto manifestare, quanto il triste dato di fatto che la violenza di genere è una violenza endemica, presente in tutti i settori e in tutte le societá. Non c´è settore che si salvi. Neppure le istituzioni europee sono territori sicuri dopo che il giornale britannico The Sunday Times pubblicò la settimana scorsa un dossier con le testimonianze di più di una dozzina di casi di assistenti e segretarie che furono abusate sessualmente da deputati europei.

Se le denunce di violenza sessuale non sono state rese pubbliche fino ad oggi, se sono rimaste molto tempo silenziate, è perchè la nostra società ha normalizzato che se una donna vuole occupare lo spazio pubblico –uno spazio dominato dagli uomini– deve accettare le consequenze che questo atto comporta: umiliazione e violenza. Come se la società avesse accettato che subire la violenza è il prezzo che una donna deve pagare per voler occupare lo spazio pubblico.

Come è possibile che questa forma di violenza sia omnipresente e rimane ancora così difficile da segnalare e denunciare?

Amnesty Internation ha creto un’immagine molto effettiva per spiegare tutte le forme di violenza che soffrono le donne. Come in un iceberg, la parte che affiora in superficie è rappresentata dalle forme di violenza che sono le piu visibili come l´omicidio ( in questo caso femminicidio), l’aggressione fisica, la violazione, l’abuso sessuale, e la sottomissione violenta attraverso urli, insulti e minacce. Pero esiste una parte invisibile, una violenza nascosta dietro le seguenti azioni: svalorizzare, umiliare, ignorare, disprezzare, ricattare emotivamente, colpevolizzare, controllare, humor sessista pubblicità sessista, invisibilità, linguaggio sessista, cancellazione, micromachismo.

 

 

È da questa parte occulta del iceberg –questa enorme montagna invisibile ma indispensabile affinché possa esistere l’altra parte–, che dobbiamo partire per analizzare le reazioni che si sono prodotte in Italia a seguito del caso Weinstein. Il caso italiano è molto significativo e permette definire in modo chiaro un altro concetto fondamentale della violenza di genere. Si tratta della cultura dello stupro. Questo termine è nato nel seno degli studi di genere e nella letteratura femminista per analizzare e descrivere una cultura nella quale lo stupro e altre forme di violenza sessuale sono comuni, e in cui le norme, le pratiche e atteggiamenti dei media, normalizzano, giustificano, o incoraggiano lo stupro e altre violenze sulle donne.

Il caso di Asia Argento permette rendere visibile e riconoscere tutta una serie di argomenti che fomentano e perpetuano la cultura dello stupro. Asia Argento, un attrice italiana con una riconosciuta traettoria e prestigio internazionale, fu una delle prime vittime ad accusare pubblicamente Weinstein. Nel 1997, quando Asia aveva solo 21 anni, fu vittima di una agressione da parte del prestigioso produttore. Invece di ricevere solidarietá e appoggio nel suo paese natale, Italia, alcuni giornali italiani si sono occupati in queste settimane di diffammare la vittima, mettendo in dubbio la sua testimonianza. Alcuni giornalisti non hanno dubitato nel segnalare al “povero produttore” come una vittima. Per esempio la giornalista Natalia Aspesi dichiara in Vanity Fair:

A quanto leggo,Weinstein non concedeva normali appuntamenti professionali, in ufficio, con una scrivania a dividere ambiti e intenzioni. Non parlava di sceneggiature. Chiedeva massaggi. E se tu chiedi un massaggio e io il massaggio te lo concedo, dopo è difficile stupirsi dell’evoluzione degli eventi”.

Oppure la giornalista Annalisa Chirico nel Il Foglio:

Si fa presto a lapidare un Weinstein, ma se vi guardate intorno vedrete più spesso un uomo braccato da femministe fuori dal tempo e donne in carriera che per sopravvivere alla gender society deve rinunciare a se stesso. Sesso, figli, matrimonio, una vita in ritirata”.

Nello stesso giornale, Il Foglio incluso hanno dedicato del tempo per creare questo video spregevole:

O ancora l’infame articolo di Guia Soncini nel New York Times dove dubita della testimonianza di Asia Argento e dichiara che l’attitudine dell’attrice di certo non aiuta al femminismo italiano.

Quando si giustifica e si presta più attenzione allo stupratore, che di colpo si converte in vittima, si sta perpetuando la cultura dello stupro. A sua volta, quando si colpevolizza la donna stuprata e si indica che il vero responsabile di questa situazione è la donna emancipata, libera, che ha scelto il suo proprio destino, in realità si stà affermando che la donna per vivere in pace deve rassegnarsi e accettare le regole che la società patriarcale le impone e anche i ruoli che le assegna, ovvero essere madre, sposa e soggetto passivo, o in alcuni casi ( come le giornaliste citate qui sopra), collaboratrice del sistema patriarcale che le opprime ogni giorno.

Nonostante queste critiche maschiliste e patriarcali, l’attrice Asia Argento continua a ricevere appoggio internazionale e continua attivamente la sua campagna di denuncia. Nelle reti sociali sta attuando da portavoce a decine di donne invisibili, raccogliendo le testimonianze degli abusi e stupri commessi da Weinstein. In pochi giorni ha già raccolto 93 testimonianze.

Questa è la sua lista.

[pubblicata il 30 ottobre nel twitter di Asia Argento @AsiaArgento]

Questo è il curriculum criminale di 37 anni di una lunga carriera dello stupratore Harvey Winstein. Queste parole sono le azioni che gli hanno dato potere e prestigio nella società patriarcale nella quale viviamo:

Harassed: molestata sessualemente

Rape: stuprata

Assault: aggredita sessualemente

La lettura di ogni caso è la testimonianza di una vita distrutta. Nella lista si possono trovare nomi di attrici famose come Rosanna Arquette, Ashley Judd, Angelina Jolie o Samantha Panagrosso. O nomi di donne che non saranno mai famose perchè dopo l’esperienze traumatiche che vissero con Weinstein decisero abbandonare la professione, come Tara Subkof, Sofie Dix, Heather Kerr. O semplicemente donne delle quali non sappiamo neanche il nome, solo il numero della loro testimonianza come la numero 59, della quale sappiamo che non era neanche un attrice ma che lavorava per Weinstein, o la numero 63, della quale sappiamo che solo è una madre con figli.

Il modus operandi di Weinstein si ripete come un incubo nelle varie linee dei casi analizzati. Utilizzava le camere degli hotel di lusso come set per casting improvissati dove il copione era sempre lo stesso: si faceva trovare sempre mezzo nudo, con solo una salvietta annodata in vita, chiedendo un massaggio alle aspiranti attrici. Il massaggio sempre degenerava in una agressione sessuale. Incluso come mostra la tesitmonianza numero 85, Weinstein abusó della massaggiatrice Juls Bind, che era stata assunta per effettuare un massaggio terapeutico.

Sono testimonianze molto dure che mostrano non solo la violenza fisica che Weinstein utilizzò contro le sue vittime, ma anche la violenza psicologica e il potere che esercitava per schiacciare e distruggere la carriera professionale delle donne che avevano osato rifiutarlo.

Asia Argento quando presenta questa lista sottolinea il fatto che è stata compilata dalle vittime. La parola “vittima”, in questo caso, non è usata per suscitare un sentimento di compassione, ma per creare una forza, una etica della resistenza. Sono le vittime che ora hanno deciso di passare all’attacco.

La modella brasigliana Juliana de Paula (testimonianza numero 67) racconta che, nel 2007, durante una festa a New York, fu vittima di un agressione da parte di Weinstein. Decise quindi abbandonare la festa e scappare dai tentacoli del prodotture che, nudo, la stava braccando, e per difendersi utilizzò un calice rotto. Si dice che il proprio Weinstein rispose con una risata a questa mostra disperata di autodifesa.

Ora non solo è Juliana che lo aspetta con il suo calice rotto come pugnale, ma tutto un reggimento di 93 vittime pronte a passare all´attacco.

Signor Weinsten, trova ancora divertente questa scena?