Il regime ucraino alla canna del gas grazie al FMI

Si fanno chiamare “nazionalisti” quelli che governano l’Ucraina grazie al golpe filoccidentale del febbraio 2014. Ma come spesso accade sono proprio i “nazionalisti” a consegnare il paese alla Nato e al Fondo Monetario Internazionale.

 

Il sostegno politico e militare ricevuto al momento di scalzare il precedente governo – ostile al Trattato di Associazione con l’Unione Europea e all’ingresso del paese nell’orbita della Nato – è stato tutt’altro che gratuito e disinteressato.

In questi giorni circa un milione e mezzo di cittadini e cittadine del paese sono al freddo e al buio, in territori dove la temperatura è già sottozero, perché il governo ha deciso un drastico aumento delle tariffe: la bolletta del gas è aumentata del 23% dal Primo Novembre e dal Primo dicembre acqua calda e riscaldamento subiranno un ulteriore aumento del 15%.

Seguendo le “indicazioni” del Fondo Monetario Internazionale – che presterà 4 miliardi di euro a Kiev solo se l’Ucraina obbedirà ai diktat dell’istituzione finanziaria internazionale – l’impresa statale Naftogaz ha chiuso i rubinetti del gas a intere città dove le aziende locali sono sull’orlo del fallimento perché decine di migliaia di residenti non riescono a pagare le bollette. D’altronde la disoccupazione e la povertà nel paese non fanno che crescere dal 2014, insieme all’emigrazione.

Da giorni in molte regioni le scuole, gli asili, ospedali ed uffici pubblici sono stati chiusi.

La guerra con la Russia – che si combatte a suon di sanzioni e sgarbi tra i due paesi, mentre in Donbass i bombardamenti delle forze armate di Kiev hanno causato negli ultimi tre anni enormi distruzioni e circa 10 mila morti – produce effetti paradossali. Kiev ha infatti interrotto l’acquisto di gas da Mosca, ed ora acquista il metano da società europee, alcune delle quali le rivendono a prezzo maggiorato il gas acquistato proprio dalla Russia.

Gli effetti della crisi del gas in Ucraina potrebbero essere gravissimi, e non solo per le conseguenze sanitarie e sociali che sta già provocando.

Infatti i gruppi neofascisti e neonazisti di cui il regime di Kiev e la Nato si servono da tre anni per reprimere e intimidire i dissidenti e per sostenere l’assalto militare contro le popolazioni del Donbass, in molti casi si sono messi alla testa delle sacrosante proteste della popolazione contro gli aumenti delle bollette e i distacchi, al grido di “Gas o rivoluzione”. In molte città la protesta ha portato all’occupazione di alcune sedi istituzionali e delle società energetiche, oltre che alle barricate.

Il rischio è quello di una svolta ancora più reazionaria del regime di Kiev, in nome degli interessi geopolitici dell’Unione Europea, militari della Nato ed economici del Fondo Monetario Internazionale.

 

Fonte : Investig’Action