Borneo/Kalimantan : una battaglia per la sopravvivenza del nostro pianeta

Scrittore, giornalista e regista, Andre Vltchek ha concesso un’intervista a Investig’Action sul suo ultimo progetto : un documentario su Borneo (Kalimantan in indonesiano), un’isola gigantesca divisa tra tre paesi. Dopo esser stato testimone di distruzioni catastrofiche dell’ambiente causate dalla predazione delle ricchezze dell’isola da parte delle potenze  neocoloniali che sostengono le élites locali, Vltchek è ben deciso a denunciare questa situazione e le conseguenze mortifere del capitalismo selvaggio. Possiamo aiutare la realizzazione del suo progetto, molto imbarazzante per le élites, grazie alla campagna Go Getfunding.

 

Lei prepara un nuovo film documentario sull’isola di Borneo, che si dividono tre paesi asiatici. Che cosa L’ha spinta a realizzare questo film adesso ?

 

Sono stato scosso. A dire il vero non sono un difensore dell’ambiente. Naturalmente mi interesso del nostro pianeta, della nostra magnifica biodiversità, delle nostre piante, dei nostri oceani, corsi d’acqua e deserti. Non voglio che siano degradati e che spariscano. Ho consacrato tutto un libro, « Oceania », alla situazione catastrofica degli stati insulari del sud del Pacifico, tutto qui.

Non ho mai fatto un film sulla distruzione dell’ambiente. Però dopo aver visitato l’isola di Borneo all’inizio del 2017, qualcosa è cambiato dentro di me. L’isola era una volta uno dei più bei posti del mondo, con foreste tropicali impenetrabili, alte montagne e grandi fiumi. Conteneva molti regni e culture autonome e totalmente unici. Migliaia di specie animali, d’uccelli, di farfalle  vivevano in armonia con varietà rare di piante, d’alberi e di fiori. Era un mondo pieno di magia, di dolcezza e di purezza.

Tutto ciò non è così lontano, come testimoniano vecchie fotografie stupefacenti… poi il colonialismo occidentale ha cambiato tutto, distrutto tutto, come ha distrutto quasi tutto sulla superficie della terra. Ghi invasori olandesi e britannici che non avevano nessun rispetto né interesse per gli indigeni e il loro ambiente, hanno rifatto qui quello che avevano già fatto dappertutto per secoli : saccheggi, furti, deforestazione, estrazione delle ricchezze del sottosuolo e ridurre in schiavitù gli indigeni.

Prendete tutto quello che potete e coprite – Mina di carbone di PT CEM vicino a Sambutan (Foto di Andre Vltchek)

 

Più tardi, dopo che gli Stati dell’ isola hanno conquistato la loro semi-indipendenza, l’Occidente ha corrotto le élites locali e introdotto il capitalismo selvaggio in tutta l’isola.

In Indonesia fu particolarmente violento : ci fu il tradimento e il colpo di Stato nel 1965 dell’esercito pro-occidentale contro il presidente progressista e anticapitalista Sukarno, seguito dall’ascesa al potere del generale Suharto, complice degli occidentali, crudele, stupido e senza vergogna.  Il suo clan cupido et svergognato dirige il paese insieme a estremisti religiosi come quelli che si trovano in Arabia saudita.

Risultato : non resta quasi più niente della foresta vergina. La deforestazione tropicale è più rapida in Indonesia che in qualunque altro posto della terra. I corsi d’acqua sono inquinati, spesso tossici.

Centinaia di specie sono scomparse per sempre. Lo sfruttamento senza limiti delle miniere stravolge il paesaggio. Orribili piantagioni destinate alla produzione di olio di palma sostituiscono le altre specie d’alberi. Più si scoprono nuove ricchezze nel sottosuolo, più le devastazioni aumentano.

L’Indonesia è una delle nazioni più corrotte del mondo, in particolare a causa della vergognosa propensione delle élites a collaborare con l’Occidente e il capitalismo estremo.

Sono stato semplicemente scandalizzato da quello che ho visto sull’isola di Borneo. D’ora in poi rifiuto di tacere. Se gli indonesiani hanno paura o sono troppo indottrinati per denunciare questa situazione, cercherò di farlo io.

 

Pare che il ricordo delle atroci sofferenze che hanno subito i popoli dominati dai governi imperialisti stranieri non preoccupino molto le potenze coloniali tradizionali come la Francia, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti. Borneo è stato un protettorato britannico per 75 anni. Per mantenere il controllo delle risorse  dell’isola dopo l’indipendenza politica, la Gran Bretagna ha instaurato un sistema neocoloniale ?

 

Sì, certamente. I britannici e gli olandesi e anche altri. Numerose strategie neocoloniali ben note sono state applicate nell’isola.

Innanzitutto le élites dei tre paesi (Indonesia, Malesia e Brunei) sono quasi completamente sotto influenza occidentale. Quel che si chiama spesso « corruzione » non è altro che una « collaborazione » con le potenze straniere.

Il colonialismo non è mai cessato è sempre una realtà nell’isola, così come quasi dappertutto nell’ Asia del sud-est. Le élites locali sono al servizio degli interessi delle potenze europee e nord-americane. Sono pronte a rubare e a impoverire il popolo per i loro profitti e i loro privilegi e per riempire i loro conti in banca e anche quelli dei neocolonialisti.

Quel poco che resta di alberi nella regione della Malaysia e Indonesia dell’isola del Borneo (Foto di Andre Vltchek)

 

L’educazione e la cultura hanno pure un ruolo terribile. L’educazione in paesi come l’Indonesaia e la Malesia è quasi totalmente sotto il controllo di demagoghi occidentali : è  influenzata anche da correnti religiose intolleranti e estremiste, originarie dei paesi del Golfo e dell’Occidente.

I rari scrittori, registi e produttori che vi si trovano ancora  fanno solo prodotti di pessima qualità e trattano soggetti che non  hanno alcun rapporto con la sedizione, con il socialismo o la rivoluzione. Quasi tutti sono pagati in larga parte dagli occidentali e obbligati a tacere. Ho descritto tutto ciò minuziosamente nel mio  ultimo romanzo «  Aurora ».

Per quel che concerne l’educazione è ancora peggio : i professori rincorrono diplomi e dottorati invece di lottare per la loro isola. Per neutralizzarli, comprarli, gli si accordano privilegi e ricompense gratificanti, come viaggi gratuiti in Europa o negli Stati Uniti. Loro accettano di essere pagati per viaggiare e istruirsi nei paesi che una volta li avevano colonizzati, come la Gran Bretagna e l’Olanda, invece di disprezzare quei paesi che saccheggiano il loro paese orribilmente da secoli. Dopo essere stati indottrinati nell’isola di  Borneo o all’estero, gli insegnanti rincasano e partecipano a loro volta al lavaggio del cervello e all’indottrinamento dei bambini e dei giovani.

Ai giovani si insegna a trovare un posto di lavoro ben pagato e a arricchirsi al servizio dell’imperialismo occidentale e del capitalismo selvaggio invece di insegnare a lottare e a difendere il paese e le loro isole, quasi distrutti come Borneo. È vergognoso ! I dirigenti del sud- est asiatico sarebbero condannati  a morte per tradimento in paesi come Cuba, la Cina o la Russia !

 

Nel  2012 Barack Obama aveva annunciato un avanposto americano in Asia. L’Asia del sud-est segue la stessa strada che il Medio Oriente sulla scorta delle ambizioni imperialistiche americane ?

 

Bella domanda, ma arriva un po’ tardi. Le situazioni nell’ Asia del sud-est e nel Medio Oriente non sono già più molto diverse. In queste due regioni l’Occidente ha strumentalizzato le correnti religiose più estremiste allo scopo di sottomettere, indottrinare e  « pacificare » la popolazione. Non solo l’islam è stato strumentalizzato da Washington, Londra e Parigi. Tutte le correnti religiose integraliste possibili e immaginabili sono state introdotte in questa regione del mondo.

Risultato : non c’è nessun grande scientifico, filosofo, scrittore o regista ! Immaginate, neppure uno !

Più questa regione del mondo è devastata, distrutta, più la sua popolazione è manipolata, più i mass media occidentali lodano il successo e la tolleranza di queste « democrazie ». Non è altro che un saccheggio  su grande scala, uno scherzo terribilmente cinico, accettato a Borneo e all’estero, così come è tollerata e approvata la maggior parte delle menzogne dell’Occidente, spesso molto lucrativa.

Mont Kimabalu a Bornéo, Malaisia (Foto di Andre Vltchek)

 

Come produrrà il suo film documentario ? È finanziato da un’organizzazione ?

 

Non ne ho la minima idea… Nessuno mi finanzia. Lavoro sempre così : rinvesto il denaro guadagnato grazie ai miei libri e ai miei film nel mio nuovo progetto, nella mia battaglia rivoluzionaria per la sopravvivenza del nostro pianeta terra. Mi lascio spesso sopraffare dal mio lavoro, talvolta crollo. Poi mi riprendo, mi rialzo e cerco di continuare la battaglia e di proseguire sulla mia strada.

Ma questa volta ho chiesto il sostegno dei miei lettori. La storia dell’isola di Borneo è incredibile ed è probabile che ci consacri due film : un corto e un lungometraggio. Ho lanciato una campagna di raccolta di fondi.

L’obiettivo è di raccogliere 20 000 USD (circa 16 000 EUR), il che coprirebbe appena la metà delle spese di base. Finora ho ricevuto 60 USD (circa 50 EUR). Non bastano nemmeno a comprare le carte. Ma non abbandono mai.

Come diceva il grande presidente cileno Salvatore Allende : « Adelante Camaradas, venceremos nuevamente ! » (coraggio compagni vinceremo ancora !). Come internazionalista ho il dovere di lottare per l’isola di Borneo, così come ho il dovere di lottare per l’Afghanistan o il Venezuela.

Se c’è qualcuno pronto a sostenere il mio lavoro e la mia battaglia, gli sarò grato. Altrimenti lotterò da solo in un modo o nell’altro ! I tentativi di distruggere il nostro pianeta terra non aspettano. Allora perché dovrei aspettare ?

 

André Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e scrittore d’investigazione. Ha coperto guerre e conflitti in dozzine di paesi. Tre dei suoi ultimi romanzi sono il suo omaggio a « La grande rivoluzione socialista d’ottobre »,  un romanzo rivoluzionario « Aurora » e il best-seller documentario politico : « Esporre le menzogne dell’Impero ». Guardate gli altri suoi libri. Guardate Rwanda Gambit, il suo documentario rivoluzionario sul Ruanda e il Congo. Dopo esser vissuto in America latina, in Africa e in Oceania, Vlchek abita attualmente nell’est asiatico e nel Medio Oriente e continua a lavorare nel mondo intero.

Può essere contattato via mail e il suo conto Twitter

Tradotto dal francese da Tina Leoni per Investig’Action

Source : Investig’Action